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26 dicembre 2009

SOROS INTERPRETA IL PASSATO E IL FUTURO

Filed under: Senza Categoria — previsionistampa @ 06:23

Gli unici paragoni significativi sono quelli con la bolla immobiliare giapponese, che scoppiò nel 1991 (e da cui il Giappone ancora non si è ripreso) e la Grande depressione degli anni Trenta, tranne per il fatto che questa crisi è quantitativamente più ingente e qualitativamente differenteDiversamente dall’esperienza giapponese, questa crisi non è stata confinata a un unico paese, ma ha coinvolto il mondo intero. E diversamente dalla Grande depressione, questa volta il sistema finanziario non è stato lasciato al suo destino, ma è stato tenuto artificiosamente in vitaNel 1929, il totale dei crediti in sofferenza negli Stati Uniti rappresentava il 160% del Pil, e arrivò al 250% nel 1932. Nel 2008 siamo partiti dal 365% (e questo calcolo non tiene conto del diffusissimo utilizzo dei derivati, che erano assenti negli anni Trenta)Nonostante tutto, la respirazione artificiale ha funzionatoSfortunatamente, la ripresa rischia di rimanere a corto di carburante e potrebbe addirittura essere seguita da una seconda recessione, anche se non so se questo succederà nel 2010 o nel 2011Il mancato salvataggio della Lehman Brothers è stato un evento che ha cambiato le carte in tavola: i mercati finanziari di fatto hanno smesso di funzionare.
I governi dunque sono stati costretti a garantire che nessun altro istituto di credito il cui collasso avrebbe potuto mettere a rischio il sistema sarebbe stato lasciato fallire. È in quel momento che la crisi si è estesa alla periferia dell’economia mondiale, perché i paesi periferici non erano in grado di fornire garanzie altrettanto credibili.
L’Europa Orientale è stata la zona più colpita.
I cocci rotti non possono essere reincollati.
La globalizzazione dei mercati finanziari che è avvenuta dagli anni 80 in poi ha consentito al capitale finanziario di muoversi liberamente per il mondo, rendendo difficile tassarlo o regolamentarlo.
Questo ha messo il capitale finanziario in una posizione privilegiata: i governi dovevano prestare più attenzione alle esigenze del capitale internazionale che alle aspirazioni dei propri cittadini.
I mercati globali necessitano di regole globaliMa i governi pensano in primo luogo all’economia nazionale, e questo fa sorgere quello che potremmo chiamare “protezionismo finanziario”, che minaccia di dissestare e forse distruggere i mercati finanziari globali.
Le autorità di regolamentazione britanniche non si fideranno mai più di quelle islandesi e i paesi dell’Europa Orientale non vorranno più continuare a dipendere da banche straniere.
Quindi è necessario che la regolamentazione assuma una portata internazionaleSarà difficile convincere i paesi a trovare un accordo su una regolamentazione uniforme. Paesi diversi hanno interessi diversi, che li spingono verso soluzioni diverseLo si può vedere in Europa, dove gli stati membri dell’Unione Europea non riescono ad accordarsi su un insieme uniforme di regole finanziarie. E se non ci riescono loro, come può riuscirci il resto del mondo?
Negli anni Trenta il protezionismo peggiorò una situazione già difficile. Nell’odierna economia globale, l’ascesa del protezionismo finanziario rappresenta un pericolo ancora maggiore.

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