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21 agosto 2010

CRONISTORIA della CRISI

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CRONISTORIA della CRISI

Post n°425 pubblicato il 17 Settembre 2009 da previsionistampa

Inizio 2007: nel 2006 il boom dei prezzi delle case cambia corso, tra il quarto trimestre 2005 e il primo trimestre 2006, il prezzo mediano delle case cala del 3,3%. Il declino accelerò nel 2007, finendo per far collassare il mercato dei mutui subprime (erogati a clienti con basso merito creditizio). Oltre 25 società finiscono in bancarotta tra febbraio e marzo 2007. Anche il Dow Jones accusa il colpo e il 27 febbraio brucia 416 punti, il 3,3%, il calo peggiore in termini di punti dall’11 settembre 2001.
6 marzo 2007: durante una conferenza a Honolulu, alle Hawaii, il presidente della Federal Reserve Ben Bernake, citando il suo predecessore Alan Greenspan, mette in guardia sul fatto che i colossi americano del rifinanziamento dei mutui Fannie Mae e Freddie Mac rappresentano “una fonte potenziale di rischio sistemico”.
8 marzo 2007: la Banca Centrale Europea alza i tassi di interesse di 25 punti base al 3,75 per cento. 2 aprile 2007: New Century Financial Corporation, maggiore società americana erogatrice di mutui subrime, cade in amministrazione controllata. Gli analisti cominciano a temere che la crisi dei mutui finisca per intaccare l’intero settore finanziario. 6 giugno 2007: la Banca Centrale Europea alza i tassi di interesse di 25 punti base al 4 per cento. 19 luglio 2007: a Wall Street il listino Dow Jones chiude sopra i 14.000 punti per la prima volta nella storia. 31 luglio 2007: Bear Stearns, una delle principale banche di investimenti americane, annuncia che due dei suoi hedge fund hanno bruciato quasi tutto il capitale, finendo per avviare le pratiche fallimentari. La banca aveva in precedenza cercato di salvarli, ma le perdite riportate avevano reso inutili gli sforzi.
Agosto 2007: I problemi del mercato subrime cominciano ad allargarsi a livello globale, mentre hedge fund e banche internazionali rendono noto di avere in portafoglio attività collegate a obbligazioni garantite da mutui. La francese Bnp Paribas comunica che gli asset detenuti da tre dei suoi fondi d’investimento specializzati in asset backed securities sono stati congelati a causa delle condizioni di liquidità sul mercato. I fondi saranno riammessi alle negoziazioni tre settimane dopo. Altre banche europee fanno annunci simili e la Banca Centrale Europea offre linee di credito per aiutarle. Federal Reserve, Bce e le banche centrali di Giappone, Australia e Canada immettono liquidità nel sistema in modo coordinato. 15 agosto 2007: il titolo di Countrywide Financial, colosso americano dei mutui, cede il 13% sul New York Stock Exchange dopo avere annunciato che il numero di mancati rimborsi dei prestiti è salito al livello massimo dall’inizio del 2002. Il giorno dopo la società evita per un soffio l’amministrazione controllata, dopo avere ricevuto prestiti di emergenza per 11 miliardi di dollari da un gruppo di banche.
13 settembre 2007: La britannica Northern Rock chiede prestiti di emergenza alla Banca d’Inghilterra. Nel febbraio 2008 la banca finisce sotto il controllo statale.
18 settembre 2007: La Fed opera il primo di una serie di tagli dei tassi di interesse, abbassando il tasso sui fed funds dal 6,25 al 5,75 per cento.
Da qui al novembre 2008, la Banca Centrale americana riduce i tassi all’1 per cento, per poi portarli, nel dicembre 2008, a un range tra lo 0 e lo 0,25 per cento, dove si trovano ancora. 9 ottobre 2007: Il Dow Jones arriva al record storico di 14.164 punti. Poi comincia il calo che porterà l’indice poco sopra i 6.500 punti nel febbraio 2009.
10-17 ottobre 2007: L’allora segretario al Tesoro Henry Paulson e il segretario per lo sviluppo immobiliare e urbano Alphonso Jackson presentano il piano “Hope Now Alliance”, il primo di una serie di programmi volti a rilanciare il mercato dei mutui subprime e che mira a scongelare i tassi di interesse applicati ad alcuni prestiti. Pochi giorni dopo arriva il “Super-Siv Plan”: un consorzio di banche con alle spalle il Governo annuncia un piano per comprare structured investment vehichle (veicoli finanziari strutturati) per 100 miliardi di dollari.
14-16 marzo 2008: Bear Stearns annuncia di avere problemi di liquidità e riceve un prestito di emergenza con scadenza a 28 giorni dalla Fed di New York. Gli investitori temono che il collasso della banca metta a rischio il sistema. Due giorni dopo JpMorgan Chase rileva Bear Stearns per 2 dollari per azione (il prezzo sale poi a 10 dollari), ma il titolo, fino a due mesi prima, era scambiato a 172 dollari per azione.
31 marzo 2008: Paulson propone un piano di soccorso per il sistema finanziario americano, che ipotizza maggiori poteri per la Fed e la fusione di due delle maggiori autorità di regolamentazione, ovvero la Securities and Exchange Commission (la Consob americana) e la Commodity Futures Trading Commission.
Luglio 2008: Dopo il collasso di IndyMac, banca commerciale di Pasadena (11 luglio), cominciano a emergere anche i problemi di Fannie Mae e Freddie Mac, le agenzie semigovernative di rifinanziamento dei mutui. Paulson prende in considerazione massicci interventi federali per stabilizzare le istituzioni finanziarie “too big to fail”, troppo grandi per fallire.
 Il 30 luglio il presidente degli Stati Uniti George W. Bush firma l’Housing and Economic Recovery Act, che autorizza la Federal Housing Administration a garantire fino a 300 miliardi di dollari di nuovi mutui trentennali a tasso fisso.
3 luglio 2008: la Banca Centrale Europea alza i tassi di interesse di 25 punti base al 4,25 per cento.
7 settembre 2008: Il Governo assume il controllo di Fannie Mae e Freddie Mac, in quello che è considerato il maggiore intervento di Washington nella crisi del credito fino a quel momento.
Settembre 2008: Wall Street cambia volto. Bank of America annuncia l’acquisto di Merrill Lynch per 50 miliardi di dollari. Lehman Brothers non riesce a trovare un acquirente e avvia le pratiche fallimentari, in quello che è il maggiore collasso bancario della storia americana. Le agenzie di rating tagliano le valutazioni del colosso assicurativo American International Group e il 17 settembre la Fed eroga prestiti di emergenza per 85 miliardi di dollari per salvarlo.
19 settembre 2008: Paulson presenta il Troubled Assets Relief Program (Tarp), piano da 700 miliardi di dollari per stabilizzare i mercati. La versione originaria del programma prevede l’acquisto di asset tossici, la loro rivalutazione e quindi la vendita per ristabilire la fiducia.
Il 12 novembre, Paulson abbandona l’idea dell’acquisto di asset per usare i fondi per ricapitalizzare le società finanziarie. Camera e Senato approvano il piano a inizio ottobre.
21 settembre 2008: Le due maggiori banche di investimenti americane, Goldman Sachs e Morgan Stanley, cambiano il proprio assetto in holding bancarie, un fatto che le sottopone a maggiore regolamentazione federale ma dà maggiore accesso ai prestiti straordinari della Fed.
25-29 settembre 2008.Washington Mutual finisce sotto il controllo della Federal Deposit Insurance Corporation (Fdic, l’agenzia federale che garantisce i depositi federali) e dichiara bancarotta. JpMorgan rileva gli asset della banca.
 Il 29 settembre, Wachovia avvia trattative con Citigroup ma finisce per essere acquistata, all’inizio di ottobre, da Wells Fargo.
6-11 ottobre 2008: Il 6 ottobre la Fed mette a disposizione delle banche prestiti a breve termine per 900 miliardi di dollari. Il giorno successivo annuncia un piano per prestare circa 1.300 miliardi di dollari a società esterne al settore finanziario.
Il 10 ottobre il Dow Jones termina la settimana peggiore della sua storia, bruciando il 22,1 per cento.
 L’11 ottobre i leader del G7, riuniti a Washington, si trovano d’accordo sulla necessità di una risposta globale alla crisi, ma non decidono un piano concreto. Lo stesso concetto è ribadito il 14 novembre al Finance Summit di Washington, considerato una seconda Bretton Woods, dove si sottolinea la necessità di non cedere a tentazioni protezionistiche.
8 ottobre 2008: la Banca Centrale Europea abbassa i tassi di interesse di 50 punti base al 3,75 per cento, quindi di nuovo il 6 novembre di altri 50 punti base al 3,25 per cento.
 7 novembre 2008: Il dipartimento del Lavoro americano annuncia la perdita di 240.000 posti di lavoro in ottobre, il primo di una serie di analoghi cali che si protraggono nel 2009.
 A marzo 2009 il tasso di disoccupazione arriva all’8,5 per cento, il livello massimo in 25 anni, e i posti di lavoro andati in fumo dall’inizio della crisi sono circa 6 milioni.
4 dicembre 2008: la Banca Centrale Europea abbassa i tassi di interesse di 75 punti base al 2,50 per cento, quindi di ulteriori 50 punti base al 2 per cento il 15 gennaio 2009.
20 gennaio 2009: Barack Obama si insedia alla Casa Bianca come 44esimo presidente americano. Promette di fare della soluzione della crisi economica una priorità del suo Governo. Sceglie la squadra economica e istituisce nuove commissioni ad hoc per gestire una situazione senza precedenti.
17 febbraio 2009: Obama firma in legge un pacchetto di stimoli da 787 miliardi di dollari. Il provvedimento è a sostegno dei settori vitali dell’economia americana, compresi quello energetico e sanitario.
25 febbraio 2009: Il segretario al Tesoro Timothy Geithner annuncia di volere sottoporre le 19 principali banche americane a uno “stress test” per determinarne lo stato di salute e la resistenza a un eventuale perdurare della crisi. La decisione è presa nell’ambito del “Financial Stability Plan”, una parte del quale è rappresentata dal “Public-Private Investment Program” e dal “Term Asset-Backed Securities Lending Facility” (Talf, volto a scongelare il credito al consumo e a favorire le piccole aziende). 5 marzo 2009: la Banca Centrale Europea abbassa i tassi di interesse di 50 punti base all’1,50 per cento e quindi nuovamente il 2 aprile di altri 25 punti base all’1,25 per cento.
2 aprile 2009: Il G20, riunito a Londra, decide di triplicare i finanziamenti al Fondo Monetario Internazionale, portandoli a 1.100 miliardi di dollari. Su richiesta di Francia e Germania, i leader delle venti nazioni più industrializzate e in via di sviluppo annunciano l’intenzione di bloccare i paradisi fiscali e migliorare la regolamentazione internazionale sui flussi finanziari.
3-6 aprile 2009: il dipartimento del Tesoro americano acquista un totale di 54,8 milioni di dollari in azioni privilegiate di dieci banche americane nell’ambito del Capital Purchase Program (altre operazioni analoghe seguiranno nei mesi successivi). La Fed annuncia un accordo per lo scambio di valuta (swap line) con la Banca di Inghilterra, la Banca Centrale Europea, la Banca del Giappone e la Banca Nazionale Svizzera per aiutare l’istituto di Washington a garantire liquidità alle istituzioni finanziarie americane.
7 maggio 2009: la Banca Centrale Europea abbassa i tassi di interesse di 28 punti base all’1 per cento. 7-12 maggio 2009: la Fed pubblica i risultati degli stress test. Nove delle 19 banche analizzate hanno un adeguato livello di capitale, mentre le altre dovranno reperire nuova liquidità per un totale di 185 miliardi di dollari. Fannie Mae e Freddie Mac annunciano di avere riportato nel primo trimestre 2009 perdite rispettivamente per 23,2 e 9,9 miliardi di dollari. 20 maggio 2009: il presidente degli Stati Uniti Barack Obama firma l’Helping Families Save Their Homes Act, che autorizza temporaneamente (fino all’1 gennaio 2014) la Fdic ad alzare le assicurazioni sui depositi da 100.000 a 250.000 dollari.
Giugno 2009: General Motors, nell’ambito di un accordo di ristrutturazione con il dipartimento del Tesoro americano e i Governi di Canada e Ontario, fa ricorso all’amministrazione controllata.
Il 24 giugno, la Securities and Exchange Commission propone emendamenti volti a rafforzare la regolamentazione dei mercati e la Fed annuncia l’estensione o la modifica di vari dei propri programmi per garantire liquidità.
 Luglio 2009: nel corso della testimonianza semestrale al Congresso, il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke spiega che la crisi si va attenuando, sottolineando che “gli investitori stanno tornando ai mercati del credito”. Nel corso del mese, altri indicatori macroeconomici lasciano pensare che la recessione iniziata nel dicembre 2007 comincia ad avviarsi a conclusione.
Agosto-settembre 2009: dal fronte macroeconomico arrivano ulteriori segnali di stabilizzazione, ma il tallone d’Achille del sistema americano continua a essere il mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione, dopo essere calato al 9,4 per cento, è tornato in agosto al 9,6 per cento, il massimo in 26 anni. http://www.wallstreetitalia.com/articolo.aspx?art_id=782832

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