caorliega.business

18 dicembre 2011

La mediazione, l’arbitrato e la conciliazione

Filed under: Senza Categoria — previsionistampa @ 14:12

La mediazione negli ordinamenti giuridici  statunitense, si basa sul sistema del common law e, quello italiano, si basa su un sistema di civil law.
L’arbitrato è un metodo  in cui le parti si affidano come parte terza,  a gli arbitri, al posto di regolari giudici, per risolvere la lite con una decisione vincolante. (art. 806 C.P.C.)
Può essere arbitro unico o  collegio arbitrale, ciascuna parte nomina il proprio arbitro, ed assieme, entrambi gli arbitri, ne nominano un terzo in qualità di presidente del collegio.
Perché l’arbitrato possa svolgere il ruolo di metodo alternativo di risoluzione delle controversie sorte tra le parti, occorre che ci sia una “clausola arbitrale” già predisposta per iscritto nel contratto siglato dalle stesse parti ed oggetto della disputa. L’art. 808 C.P.C. contrassegna questa clausola come “clausola compromissoria. Come disposto agli articoli 1341, par. 2, e 1469, par. 3, nn. 18 e 19 C. C., una clausola contrattuale di carattere vessatorio porta svantaggi ad una parte del contratto, che è quella del consumatore. Queste clausole devono essere firmate dalle parti separatamente dal contratto.
Tecnicamente, il processo di arbitrato si conclude con una decisione chiamata “lodo arbitrale” e con il suo deposito entro 180 giorni dal giorno dell’accettazione della nomina da parte dell’arbitro (così art. 820 C.P.C.) comunque, gli arbitri possono prolungare il processo arbitrale per un tempo molto più lungo. Sono due i tipi di arbitrato conosciuti in Italia e negli Stati Uniti: l’arbitrato rituale (binding arbitration) nel quale viene adottato il lodo arbitrale ed è comparabile con quella di un giudizio ordinario ed imposta in corrispondenza dei danni subiti dalle parti; l’arbitrato non rituale (not- binding arbitration), è caratterizzato dalla presenza di una decisione finale simile ad una vera e propria statuizione contrattuale: in particolare, le parti vengono ad obbligarsi reciprocamente come in presenza di un originario e reale contratto obbligatorio. In Italia, questo tipo di procedimento è disciplinato per mezzo di un apposito schema di regole e permette così alle parti di ottenere una giustizia sostanziale attraverso l’emanazione di una sentenza di equità. L’art. 114 C.P.C. definisce la sentenza di equità (tecnicamente chiamata pronuncia secondo equità), stabilendo che il giudice può decidere sulla risoluzione della lite in base a principi di equità, quando queste controversie riguardano diritti disponibili delle parti ed esse stesse richiedano che il giudice decida in siffatto modo. Differentemente, il giudice deciderà secondo i tradizionali principi di diritto (pronuncia secondo diritto, art.
113 C.P.C.).,
L’appello usualmente estende la durata dell’intero procedimento al punto di far diventare necessaria una doppia procedura, una privata all’inizio e ordinaria poi (quella appunto presso la Corte d’Appello).
Il lodo arbitrale che pone termine alla disputa ha lo stesso valore di una sentenza a condizione che le parti procedano con la registrazione della stessa presso la Corte d’Appello.
Nella mediazione  un terzo neutrale ed imparziale (il mediatore) facilita il dialogo in un processo strutturato in alcune fasi che aiuta le parti a raggiungere un conclusivo accordo soddisfacente. Il mediatore assiste le parti nel identificare e nell’articolare i loro propri interessi, le loro priorità, i loro bisogni e i loro reciproci desideri.
Il mediatore è una persona neutrale ed imparziale: non decide ne giudica, ma invece diventa un moderatore durante l’analisi e la negoziazione della lite. Il mediatore è un professionista specializzato in tecniche di mediazione e negoziazione capace di assistere le parti a raggiungere soluzioni alternative che rappresentino gli obiettivi ottimali per entrambe le parti.
Possono, inoltre, fermare la mediazione in ogni momento e decidere di perseguire la via della procedura tradizionale del Tribunale o dell’arbitrato.
l’accordo scritto, inoltre, porta ad una chiara conclusione nel processo di mediazione. Tale accordo vincola obbligatoriamente le parti, e in caso di nuova lite, identifica un mancato adempimento al pari di ogni ordinario inadempimento contrattuale.
In termini di durata, rispetto all’arbitrato, dal momento che tale procedura ha la potenzialità di pervenire ad una conclusione satisfatoria in meno di tre ore.
Nella mediazione, le parti sempre più possono partecipare direttamente al processo e determinano direttamente le risultanze delle loro proprie controversie, regolando e proteggendo così i propri interessi.
La riservatezza e la segretezza nel processo di mediazione è totale; ciascuna parte, unilateralmente, può decidere di interrompere la mediazione in qualsiasi momento, al contrario di quanto accade con l’arbitrato, che invece necessita di un comune accordo per farlo cessare.
La conciliazione è impiegata nei paesi di diritto civile, (quali l’Italia), e concretizza un concetto più conosciuto rispetto a quello della mediazione. La conciliazione è tipicamente impiegata nelle controversie in materia di lavoro e di tutela dei consumatori, sebbene i giudici italiani mantengano un dovere di incoraggiamento nella utilizzazione della conciliazione in ogni lite (Cfr. gli artt. 183, 184 e 350 CPC; un’altra sezione del CPC, l’articolo 410, riconosce l’opzione del tentativo di conciliazione nelle controversie di lavoro; in ogni caso, è previsto che la conciliazione venga esercitata prima che le parti entrino nel processo.
Il conciliatore prova ad individuare la migliore soluzione e dirige le parti verso un comune accordo. Nonostante ciò ricordi molto da vicino la mediazione, esistono differenze sostanziali tra questi due metodi di risoluzione della controversia. Nella conciliazione, il conciliatore appunto esercita un ruolo più diretto nel processo di risoluzione della controversia, e consiglia.
il mediatore controlla il processo attraverso differenti e specifiche fasi quali:Introduzione, sessione comune, incontri separati e privati e infine l’accordo, mentre le parti controllano il risultato. Differentemente, in conciliazione, il conciliatore potrebbe non seguire un procedura determinatamente organizzata ma usualmente conduce il processo di conciliazione al pari di una normale 11

negoziazione. In aggiunta, il conciliatore potrà suggerire alle parti la soluzione e comunque potrà fornire loro consigli determinanti..
Negli Stati Uniti la mediazione è emersa quale il più efficace dei metodi alternativi perché permette le parti di sviluppare delle soluzioni pratiche, economiche e durature.
In tutte le parti del mondo dal Nord e Sud America, Asia, Europa e India le grandi, medie e piccole imprese hanno riconosciuto i benefici che la mediazione ha per gli affari

Annunci

Lascia un commento »

Non c'è ancora nessun commento.

RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: